Guida completa al regime forfettario per elettricista nel 2026: ATECO 43.21.01, coefficiente 86%, INPS Artigiani, abilitazione D.M. 37/2008 e dichiarazione di conformità. Tutto quello che devi sapere.
L'elettricista è una delle figure artigianali più richieste in Italia e tra le più cercate da chi vuole aprire una partita IVA: la combinazione di lavoro autonomo, domanda costante e alta marginalità la rende una scelta professionale solida. Aprire la partita IVA forfettaria come elettricista nel 2026 è il passo obbligatorio per lavorare in autonomia, emettere fatture a privati e imprese, e costruire una posizione fiscale corretta.
Con il codice ATECO 43.21.01 (Installazione di impianti elettrici in edifici e in altre opere di costruzione) e un coefficiente di redditività dell'86%, il regime forfettario ti tassa sull'86% del fatturato: su €40.000 di incassi, il reddito imponibile lordo è €34.400 e — dopo la deduzione dei contributi INPS — l'imposta sostitutiva al 15% ammonta a circa €4.000. Per i primi 5 anni, con requisiti startup, l'aliquota scende al 5%.
Attenzione: l'attività di elettricista è regolamentata dal D.M. 37/2008 (ex Legge 46/90). Per esercitare legalmente e rilasciare la dichiarazione di conformità degli impianti — obbligatoria per legge su ogni lavoro — devi possedere l'abilitazione tecnica. Questo requisito si aggiunge alla normale apertura della partita IVA e va ottenuto prima di iniziare.
Prima di aprire la partita IVA, assicurati di avere i requisiti per l'abilitazione tecnica prevista dal D.M. 37/2008. È il requisito legale per installare impianti elettrici e rilasciare la Dichiarazione di Conformità (DIC) obbligatoria per ogni lavoro.
L'elettricista è classificato come artigiano: l'apertura avviene tramite ComUnica, la pratica unica che gestisce contestualmente l'iscrizione all'Albo Artigiani (CCIAA), all'INPS Artigiani e all'Agenzia delle Entrate.
L'iscrizione avviene automaticamente tramite ComUnica. I contributi INPS Artigiani sono composti da una quota fissa trimestrale e una quota variabile sull'eccedenza del minimale.
La Segnalazione Certificata di Inizio Attività va presentata allo Sportello Unico Attività Produttive del Comune in cui è localizzata la tua sede operativa, prima dell'avvio effettivo dell'attività.
L'assicurazione RC non è obbligatoria per legge per gli elettricisti autonomi, ma è fortemente consigliata e spesso richiesta dai committenti prima di assegnare lavori.
La DIC è l'adempimento tecnico-legale centrale della professione. Ogni impianto installato, trasformato o modificato deve essere accompagnato da una Dichiarazione di Conformità ai sensi del D.M. 37/2008.
Dal 1° gennaio 2024 tutti i forfettari sono obbligati alla fatturazione elettronica via SDI. Ogni prestazione — a privati, condomini o imprese — va documentata con fattura elettronica.
La dichiarazione annuale avviene tramite Modello Redditi PF, quadro LM. Calcolo: fatturato × 86% − contributi INPS versati = reddito imponibile; imposta = imponibile × 15% (o 5%).
Stima rapida 2026
Imposta sostitutiva
3331 €
Contributi INPS est.
7895 €
Totale tasse + contributi
11.226 €
32.1% del fatturato
Accantona/mese
935 €
* Stima indicativa con INPS Gestione Separata (26,23%). Per acconti, scadenze e piano di pagamento usa il simulatore completo.
Calcolo completo con acconti e scadenzeNon esiste un albo degli elettricisti a livello nazionale. L'unico requisito abilitativo è quello previsto dal D.M. 37/2008: diploma tecnico specifico + 2 anni di esperienza documentata, oppure laurea tecnica + 1 anno, oppure 5 anni di esperienza come operaio qualificato. La verifica avviene al momento dell'iscrizione all'Albo Artigiani della Camera di Commercio, che controlla titoli ed esperienza prima di iscriverti.
Sì, puoi fatturare liberamente a imprese edili, general contractor, studi tecnici e condomini. Nel regime forfettario non applichi mai l'IVA in fattura. Le imprese edili che operano in regime di reverse charge IVA non possono applicarlo nei tuoi confronti poiché sei esonerato dall'IVA. Devi però indicare sempre in fattura la dicitura normativa del regime forfettario (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014).
Il D.M. 37/2008 impone la DIC per installazione, trasformazione, ampliamento e manutenzione straordinaria degli impianti. Per manutenzioni ordinarie di modesta entità (sostituzione di una presa, di un interruttore) la DIC non è tecnicamente obbligatoria, ma molti professionisti la rilasciano comunque a tutela propria e del cliente. Per qualsiasi intervento che modifica la configurazione dell'impianto, la DIC è sempre obbligatoria.
Sì, il ATECO 43.21.01 include l'installazione di impianti fotovoltaici in edifici. Non serve un secondo codice ATECO. Tuttavia, per i sistemi collegati alla rete (grid-connected), è richiesta anche l'abilitazione come installatore FER ai sensi del D.Lgs. 28/2011: un corso aggiuntivo di circa 80 ore erogato da enti accreditati regionali. Senza questa abilitazione aggiuntiva puoi comunque installare sistemi off-grid e piccoli impianti non collegati alla rete.
Il risparmio è significativo. Con €40.000 di fatturato in regime ordinario, pagheresti IRPEF con aliquote dal 23% al 35% sul reddito netto, più IVA da gestire e versare. In regime forfettario paghi il 15% su €27.200 (fatturato × 86% − contributi INPS) = €4.080 di imposta totale. Il risparmio tipico rispetto al regime ordinario è di €3.000-6.000 all'anno, a seconda dei costi reali che potresti dedurre analiticamente.
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