Confronto completo tra regime forfettario e regime ordinario nel 2026: tasse, contributi, IVA, deduzioni, tabelle comparative e quando conviene davvero uno o l'altro.
La domanda che si pone quasi ogni freelance prima di aprire la partita IVA: regime forfettario o ordinario? La risposta dipende da tre variabili — fatturato, costi reali e tipo di attività. Questa guida fa il confronto in modo onesto, con numeri reali, per aiutarti a scegliere senza sorprese.
I due regimi differiscono su quasi tutto: come si calcola il reddito, quali spese si deducono, se si applica l'IVA, come si tiene la contabilità e quali adempimenti sono obbligatori.
| Aspetto | Regime forfettario | Regime ordinario |
|---|---|---|
| Tassazione | Imposta sostitutiva flat 5% o 15% | IRPEF progressiva 23%-43% + addizionali |
| IVA | Non si applica (né si versa né si scarica) | Si applica al 22% (o aliquote ridotte) — si versa trimestralmente/mensilmente |
| Reddito imponibile | Fatturato × coefficiente (78% o 67%) | Ricavi − costi reali deducibili |
| Deduzioni spese | Nessuna — solo il coefficiente forfettario | Tutte le spese inerenti (analitica) |
| IRAP | Esente | Dovuta (3,9% sul valore produzione netta) |
| Contabilità | Minima — solo registro incassi + fatture | Completa: libro giornale, registri IVA, libro cespiti |
| Studi di settore/ISA | Esente | Soggetto agli ISA |
| Ritenuta d'acconto subita | Esente | Subisce ritenuta 20% dai committenti |
| Limite fatturato | €85.000/anno | Nessun limite |
Il forfettario è conveniente in una serie di situazioni tipiche che riguardano la maggior parte dei freelance italiani.
Esempio: consulente con €40.000 di fatturato e costi reali bassi
Regime forfettario (15%): imponibile €31.200 (×78%) − contributi €8.112 = €23.088 × 15% = €3.463 di imposta Regime ordinario: ricavi €40.000 − costi €5.000 (reali) − contributi €8.112 = imponibile €26.888 → IRPEF ~€6.200 Risparmio forfettario: ~€2.737 all'anno. Con aliquota 5% (primi 5 anni): risparmio ~€5.700.
Ci sono situazioni concrete in cui il regime ordinario diventa più vantaggioso — o semplicemente obbligatorio.
Esempio: fotografo con €50.000 di fatturato e costi reali del 35%
Costi reali: €17.500 (attrezzatura, studio, software, trasferte) Regime forfettario (15%): imponibile €39.000 (×78%) − contributi €10.218 = €28.782 × 15% = €4.317 Regime ordinario: ricavi €50.000 − costi €17.500 − contributi €10.218 = €22.282 × 23% = €5.125 In questo caso il forfettario rimane leggermente più vantaggioso, ma la differenza si assottiglia. Con costi al 40% del fatturato, i regimi si equivalgono.
Esiste un livello di costi reali oltre il quale il regime ordinario diventa più conveniente del forfettario. Questo punto dipende dal coefficiente applicato.
Perché il punto di pareggio non è esatto
Il confronto dipende anche dall'aliquota IRPEF applicabile nel regime ordinario (varia in base al reddito complessivo), dalla possibilità di scaricare l'IVA sugli acquisti, e da detrazioni personali. Il calcolo preciso va fatto caso per caso con un commercialista.
| Coefficiente | Deduzione forfettaria implicita | Punto di pareggio con ordinario (stima) |
|---|---|---|
| 78% (professioni intellettuali) | 22% del fatturato | Costi reali >25-28% del fatturato |
| 67% (altre attività) | 33% del fatturato | Costi reali >36-38% del fatturato |
| 40% (commercio) | 60% del fatturato | Costi reali >62-65% del fatturato |
Non applicare l'IVA è un vantaggio quando i tuoi clienti sono privati (persone fisiche) che non possono scaricarla. È neutro o quasi neutro quando i tuoi clienti sono aziende con partita IVA.
Usa questa checklist per capire quale regime è più adatto alla tua situazione specifica.
Il consiglio pratico
Se stai iniziando e hai dubbi: parti dal forfettario. È più semplice, tassa meno nei primi anni (5%) e puoi sempre cambiare in seguito. Il passaggio al regime ordinario è possibile in qualsiasi momento — basta non rinnovare il forfettario nella dichiarazione dei redditi dell'anno in cui superi i requisiti.
Sì, puoi uscire volontariamente dal forfettario scegliendo il regime ordinario per l'anno successivo. Lo fai semplicemente non indicando il forfettario nella dichiarazione IVA di inizio anno e applicando l'IVA dal 1° gennaio. Attenzione: se esci volontariamente dal forfettario, non puoi rientrarci per 3 anni. L'uscita obbligatoria (per superamento soglia) invece non ha vincoli di rientro: se l'anno successivo rientri nei requisiti, puoi tornare nel forfettario.
Sì, nel regime ordinario tutte le spese inerenti l'attività sono deducibili analiticamente, incluso il compenso del commercialista. Nel regime forfettario invece non puoi dedurre nulla analiticamente — il 22% (o 33%) di deduzione forfettaria deve coprire tutto. Per molti professionisti il costo del commercialista è già 'coperto' dalla deduzione forfettaria.
Sì, nel regime ordinario hai diritto alla detrazione dell'IVA sugli acquisti inerenti l'attività (pro-rata se hai anche operazioni esenti). Questo significa che l'IVA al 22% che paghi su attrezzature, software, affitto ufficio, auto (detraibile al 40% per le autovetture) viene recuperata trimestralmente o mensilmente tramite la liquidazione IVA. È uno dei principali vantaggi del regime ordinario per chi ha costi rilevanti.
Quasi sempre, ma non sempre. Con aliquota al 5%, il carico fiscale è così basso che è difficile che il regime ordinario sia migliore — a meno che non tu abbia costi reali straordinariamente elevati (es. affitto studio caro, attrezzature costose, un collaboratore) che nel regime ordinario potresti dedurre per un importo superiore alla deduzione forfettaria. In queste situazioni specifiche vale la pena fare un calcolo comparativo. Nella generalità dei casi, i primi 5 anni in forfettario sono quasi sempre la scelta ottimale.
Per i clienti privati (senza partita IVA): le tue fatture inizieranno ad avere l'IVA al 22% — i tuoi prezzi salgono del 22% a parità di compenso, oppure devi ridurre il tuo margine. Per i clienti business (con partita IVA): nessun impatto reale — loro recuperano l'IVA. L'impatto più visibile è che inizierai ad addebitare la ritenuta d'acconto del 20% sulle fatture a committenti sostituti d'imposta, che ti tratterranno il 20% a titolo di acconto IRPEF.
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