Apri la partita IVA forfettaria come dietista nel 2026. Codice ATECO 86.90.29, coefficiente 78%, contributi INPS e tutto ciò che devi sapere sulla professione sanitaria regolamentata.
Aprire la partita IVA forfettaria come dietista nel 2026 è la scelta fiscale più vantaggiosa per chi ha conseguito la laurea triennale in Dietistica e vuole esercitare la libera professione con consulenze nutrizionali, elaborazione di piani alimentari personalizzati e supporto dietetico a pazienti con patologie croniche. La domanda di dietisti liberi professionisti è in costante crescita, trainata dall'aumento delle malattie metaboliche, dall'interesse per l'alimentazione preventiva e dall'integrazione della figura del dietista nelle équipe multiprofessionali.
Il codice ATECO 86.90.29 (Altre attività paramediche indipendenti n.c.a.) è quello specifico per il dietista libero professionista. Con un coefficiente di redditività del 78%, su €32.000 di onorari annui il reddito imponibile è €24.960: dopo i contributi INPS GS, l'imposta sostitutiva è circa €625-1.872 (5% nei primi 5 anni, 15% dal sesto anno). Il totale tra tasse e contributi è circa €7.000-9.000, rispetto ai €12.000-16.000 del regime ordinario con IRPEF progressiva e addizionali.
Una specificità importante: le prestazioni dietistiche rese da un dietista iscritto all'Albo con finalità terapeutiche sono esenti da IVA ai sensi dell'art. 10, comma 1, n. 18 del DPR 633/72. Nel regime forfettario questa esenzione non ha impatto immediato (l'IVA non si applica comunque), ma diventa cruciale in caso di superamento della soglia di €85.000 e transizione al regime ordinario — il dietista potrà continuare a non addebitare IVA ai propri pazienti anche nel regime ordinario, per le prestazioni con finalità terapeutiche.
La laurea triennale in Dietistica (L/SNT3) include il tirocinio clinico obbligatorio e conferisce direttamente l'abilitazione professionale. Dopo la laurea, iscriviti all'Albo delle Professioni Sanitarie tecnico-sanitarie (sezione Dietisti) presso l'Ordine TSRM e PSTRP della tua provincia.
Il codice ATECO 86.90.29 è quello specifico per il dietista libero professionista. Presenta il modello AA9/12 all'Agenzia delle Entrate comunicando l'adesione al regime forfettario.
Come dietista libero professionista senza cassa previdenziale dedicata, versi i contributi all'INPS Gestione Separata. I contributi sono deducibili al 100% dal reddito forfettario prima del calcolo dell'imposta sostitutiva.
Obbligatoria dal 2024 anche per i forfettari. Per le consulenze dietistiche terapeutiche usa il codice natura N4 (esenti IVA ex art. 10 DPR 633/72). Indica sempre il codice fiscale del paziente in fattura.
Prima di ricevere i pazienti, predisponi la cartella dietetica, il consenso informato e gli adempimenti privacy. Valuta accordi con medici di base, specialisti e strutture sanitarie per acquisire pazienti in modo continuativo.
Pianifica i versamenti INPS GS e dell'imposta sostitutiva. Tieni un registro aggiornato delle fatture emesse e monitora il fatturato mensile per non superare la soglia di €85.000.
Stima rapida 2026
Imposta sostitutiva
3021 €
Contributi INPS est.
7161 €
Totale tasse + contributi
10.182 €
29.1% del fatturato
Accantona/mese
848 €
* Stima indicativa con INPS Gestione Separata (26,23%). Per acconti, scadenze e piano di pagamento usa il simulatore completo.
Calcolo completo con acconti e scadenzeIl dietista (laurea triennale L/SNT3, Albo TSRM-PSTRP) è abilitato all'attuazione delle prescrizioni dietetiche del medico e all'educazione alimentare; il biologo nutrizionista (laurea magistrale LM-6, Albo dei Biologi Sez. A) è abilitato alla consulenza nutrizionale autonoma per prevenzione e terapia. Fiscalmente entrambi usano l'ATECO 86.90.29 con coefficiente 78%, ma il dietista versa i contributi all'INPS GS (26,23%) mentre il biologo nutrizionista versa all'ENPAB (12%) — un vantaggio previdenziale significativo per il secondo.
Con €32.000 di fatturato: reddito imponibile = €32.000 × 78% = €24.960. Contributi INPS GS (26,23%) ≈ €6.547. Reddito netto ≈ €18.413. Imposta sostitutiva: al 5% (primi 5 anni) = €921; al 15% (dal 6° anno) = €2.762. Totale versamenti: circa €7.468 (primi anni) o €9.309 (dal 6° anno). In regime ordinario con gli stessi €32.000 la pressione fiscale totale sarebbe di €11.000-15.000.
Sì, le consulenze dietistiche online (videoconsulenze, teledietetica) sono pienamente compatibili con il regime forfettario. Il fatturato generato concorre al limite di €85.000 insieme alle consulenze in presenza. Per consulenze a pazienti residenti all'estero, verificare con il commercialista il trattamento IVA specifico — nel forfettario in genere non si applica IVA in ogni caso.
Sì, a condizione che il reddito da lavoro dipendente dell'anno precedente non superi €35.000. Un dietista dipendente part-time del SSN con stipendio di €24.000 può aprire la partita IVA forfettaria per l'attività autonoma svolta al di fuori dell'orario di lavoro. Se lo stipendio supera €35.000, non è possibile accedere al regime forfettario. Verificare il contratto di lavoro e le eventuali autorizzazioni richieste dall'amministrazione sanitaria per l'esercizio dell'attività libero-professionale.
Conviene valutare il regime ordinario quando: il fatturato supera €85.000 (uscita obbligatoria), si hanno costi analitici significativi (affitto studio, software, strumentazione) superiori al 22% del fatturato, si vuole strutturare l'attività in forma societaria (SRL o STP). Con contributi INPS GS al 26,23%, la componente contributiva pesa molto — una verifica annuale con il commercialista è sempre consigliata a partire dal 4° anno di attività.
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