Guida completa al regime forfettario per interior designer e arredatori d'interni: codice ATECO 74.10.29, contributi INPS, vantaggi fiscali e procedura step-by-step per aprire la partita IVA nel 2026.
Aprire la partita IVA forfettaria come interior designer nel 2026 è la scelta fiscale più conveniente per chi progetta spazi residenziali e commerciali, offre consulenze d'arredo, svolge home staging o lavora come arredatore freelance. Il regime forfettario per interior designer prevede un coefficiente di redditività del 78% e un'imposta sostitutiva del 15% (5% per i primi 5 anni), senza addebito IVA sulle prestazioni intellettuali e con una contabilità ridotta al minimo. Con codice ATECO 74.10.29, questa attività rientra pienamente nel regime agevolato senza la necessità di albi o abilitazioni obbligatorie, permettendo di avviare l'attività in tempi rapidi e con costi minimi.
Il codice ATECO per l'interior designer e arredatore freelance è il 74.10.29 - Altre attività di design.
Aprire la partita IVA compilando il Modello AA9/12 per persone fisiche, indicando il regime forfettario e il codice ATECO 74.10.29.
Entro 30 giorni dall'inizio dell'attività, iscriversi alla Gestione Separata INPS per versare i contributi previdenziali obbligatori.
Per l'interior designer è fondamentale formalizzare per iscritto ogni incarico professionale, definendo chiaramente le prestazioni incluse e le modalità di pagamento.
Separare le finanze personali da quelle professionali è essenziale, soprattutto quando si gestiscono acquisti per conto dei clienti.
L'interior designer freelance ha bisogno di software di progettazione e di una presenza digitale professionale per acquisire clienti.
Dal 2024 tutti i titolari di partita IVA, inclusi i forfettari, sono obbligati alla fatturazione elettronica tramite SDI.
Nell'anno successivo all'apertura, presentare il Modello Redditi Persone Fisiche indicando i redditi forfettari nel Quadro LM.
Stima rapida 2026
Imposta sostitutiva
3021 €
Contributi INPS est.
7161 €
Totale tasse + contributi
10.182 €
29.1% del fatturato
Accantona/mese
848 €
* Stima indicativa con INPS Gestione Separata (26,23%). Per acconti, scadenze e piano di pagamento usa il simulatore completo.
Calcolo completo con acconti e scadenzeNo. In Italia la professione di interior designer non è una professione ordinistica: non esiste un albo obbligatorio né un titolo di studio richiesto per legge. Chiunque può aprire la partita IVA come interior designer. Questo è un vantaggio rispetto a professioni come architetto o ingegnere (che richiedono laurea ed esame di Stato), ma comporta anche una maggiore competitività sul mercato: il portfolio e l'esperienza diventano i tuoi principali differenziatori.
Se acquisti arredi e materiali in nome del cliente (come suo mandatario), incassi solo la parcella professionale e la fornitura non transita nel tuo fatturato. Se invece acquisti in nome tuo e rivendi al cliente con un margine, quella diventa un'attività commerciale: il codice ATECO cambia, potresti dover aprire una posizione CCIAA e il regime forfettario potrebbe non essere adatto. La distinzione è sottile ma fiscalmente rilevante: chiarisci con un commercialista come strutturare gli acquisti prima di procedere.
In regime forfettario il momento fiscalmente rilevante è la data di emissione della fattura, non l'incasso. Per i progetti con pagamenti rateali, puoi emettere la fattura a completamento del servizio o emettere fatture parziali per ogni stato avanzamento lavori. Per gli acconti alla firma del contratto, emetti una fattura di acconto (che contribuisce al fatturato dell'anno) e poi una fattura a saldo alla consegna. Tieni monitorato il totale delle fatture emesse nell'anno per non superare il tetto di €85.000.
Sì. Puoi fatturare a clienti UE e extra-UE con la partita IVA forfettaria. Per clienti UE con partita IVA estera, la fattura non include IVA (il cliente applica il reverse charge nel proprio paese) e devi iscriverti al VIES (sportello Agenzia delle Entrate) se superi €10.000 di operazioni UE nell'anno. Per clienti extra-UE non ci sono adempimenti IVA aggiuntivi. In entrambi i casi i compensi si sommano al fatturato complessivo verso il tetto di €85.000.
Se superi €85.000 ma rimani sotto €100.000, esci dal regime forfettario a partire dall'1 gennaio dell'anno successivo, adottando il regime ordinario con IVA al 22% sulle parcelle e contabilità completa. Se superi €100.000 nell'anno in corso, esci immediatamente dal regime forfettario da quella data. In entrambi i casi è fondamentale monitorare il fatturato progressivo durante l'anno ed eventualmente spostare alcune fatture all'anno successivo se sei vicino alla soglia.
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