I forfettari non subiscono la ritenuta d'acconto sui compensi: come dichiararlo in fattura, qual è la dicitura corretta, cosa fare se il cliente la trattiene per errore.
Un esperto ti ricontatta entro 24 ore, gratis e senza impegno
Una delle domande più frequenti di chi apre la partita IVA in regime forfettario è: 'Il cliente deve togliermi la ritenuta d'acconto dalla fattura?' La risposta è no — i forfettari sono espressamente esclusi dalla ritenuta d'acconto per legge. Ma bisogna saperlo comunicare correttamente al cliente, inserendo la dicitura giusta in fattura. Ecco tutto quello che devi sapere.
La ritenuta d'acconto è un meccanismo fiscale in cui il soggetto che paga una prestazione professionale (il committente o cliente) trattiene una quota dell'importo e la versa direttamente all'Erario per conto del professionista. È, in sostanza, un'anticipazione dell'imposta sul reddito.
A cosa serve la ritenuta d'acconto
La ritenuta è un sistema di riscossione anticipata che riduce il rischio di evasione. Il Fisco incassa già una parte dell'imposta all'atto del pagamento. Per il professionista è un'anticipazione: la recupera in dichiarazione come credito. Per il committente è un adempimento obbligatorio se è sostituto d'imposta (imprese, professionisti, enti).
Il regime forfettario prevede una norma esplicita che esclude i contribuenti forfettari dalla ritenuta d'acconto. Non è una scelta, è un obbligo di legge: il committente non deve trattenere la ritenuta, e il professionista non deve subirla.
Perché i forfettari non subiscono la ritenuta
Nel regime forfettario l'imposta si chiama 'sostitutiva' proprio perché sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali. Non ha senso applicare una ritenuta d'acconto sull'IRPEF quando il professionista non paga IRPEF, ma paga un'imposta sostitutiva separata. Il meccanismo delle ritenute è stato quindi eliminato alla radice.
Per comunicare al cliente che non deve trattenere la ritenuta, è necessario inserire nella fattura una dicitura specifica che richiama il regime fiscale. Senza questa dicitura, il cliente potrebbe applicare comunque la ritenuta del 20%.
Esempio di fattura forfettaria completa con tutte le diciture
Prestazione di consulenza — €1.500,00 Totale fattura: €1.500,00 Diciture obbligatorie: • «Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, L. 190/2014 (Regime Forfettario). Compensi non soggetti a ritenuta d'acconto ai sensi del comma 67.» • «Operazione non soggetta ad IVA ai sensi dell'art. 1, comma 58, L. 190/2014.» • Marca da bollo virtuale €2,00 (se importo > €77,47 e cliente non soggetto IVA) Importo da incassare: €1.500,00 (nessuna ritenuta detratta)
Capita che un cliente — soprattutto se non è abituato a lavorare con forfettari — trattenga comunque il 20% pur avendo ricevuto la dichiarazione di regime forfettario. Non è un problema insormontabile, ma va gestito.
Come evitare il problema a monte
Prima di iniziare a lavorare con un nuovo cliente (specialmente se è un'azienda strutturata con ufficio amministrazione), invia una comunicazione scritta che chiarisca il tuo regime fiscale e l'esenzione dalla ritenuta. Un'email è sufficiente. Molte aziende hanno procedure automatiche di pagamento che applicano la ritenuta di default: avvisare in anticipo evita correzioni successive.
Ci sono alcune situazioni in cui, anche da forfettario, puoi trovarti a subire una ritenuta. È importante conoscerle per non confondersi.
Diritti d'autore e forfettario: un caso particolare
Chi fa il fotografo, lo scrittore, il musicista o il grafico e cede i diritti d'autore dei propri lavori riceve due tipologie di compenso: uno per la prestazione professionale (niente ritenuta, regime forfettario) e uno per la cessione dei diritti (ritenuta del 20% sul 75% o 60% dell'importo a seconda dell'età). Tieni separate le due voci in fattura.
Non tutti i clienti sono sostituti d'imposta. Capire chi lo è ti aiuta a capire in quali situazioni la dicitura di esenzione dalla ritenuta è effettivamente necessaria.
| Tipo di cliente | Sostituto d'imposta? | Applica ritenuta? (se non forfettario) | Forfettario: ritenuta? |
|---|---|---|---|
| Privato cittadino | No | No | No (mai) |
| Impresa (SRL, SPA, Snc, ecc.) | Sì | Sì (20%) | No — con dicitura in fattura |
| Professionista con P.IVA (ordinario) | Sì | Sì (20%) | No — con dicitura in fattura |
| Ente pubblico / PA | Sì | Sì (20%) | No — con dicitura in fattura |
| Associazione/no-profit | Sì (di solito) | Sì (20%) | No — con dicitura in fattura |
| Altro forfettario | No | No | No (mai) |
No. I forfettari non subiscono la ritenuta d'acconto sui propri compensi professionali, per effetto dell'art. 1, comma 67, della Legge 190/2014. Il cliente (se sostituto d'imposta) deve incassare l'importo intero senza trattenere il 20%. Il forfettario paga le tasse autonomamente tramite l'imposta sostitutiva del 15% (o 5%).
Se ometti la dicitura di esenzione dalla ritenuta, il cliente potrebbe trattenere il 20% per legge (essendo sostituto d'imposta). Non ci sono sanzioni dirette per te, ma ti ritrovi con un credito d'imposta da recuperare in dichiarazione. Il software di fatturazione elettronica la inserisce automaticamente — se la usi, il problema non si pone.
No. I privati cittadini non sono sostituti d'imposta e non applicano mai la ritenuta d'acconto, indipendentemente dal regime fiscale del professionista. La questione della ritenuta si pone solo con clienti che sono aziende, professionisti in regime ordinario, enti pubblici o associazioni.
Hai due strade: 1) In dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF), indica la ritenuta subita come credito d'imposta nel quadro apposito — la compenserai con le imposte dovute o richiederai il rimborso; 2) Chiedi al cliente di presentare istanza di rimborso all'Agenzia delle Entrate per la ritenuta versata in eccesso (soluzione più lunga ma recupera i soldi dal cliente, non dall'AdE). La prima è la più pratica.
Sì, ma solo sul reddito da lavoro dipendente. Il tuo datore di lavoro applica normalmente le ritenute IRPEF sulla busta paga. Questo è corretto e separato dal regime forfettario. Sui compensi della tua partita IVA forfettaria, invece, non subisci ritenute e paghi l'imposta sostitutiva del 15% (o 5%) in modo autonomo.
Il limite degli €85.000 riguarda i ricavi/compensi lordi, non il netto incassato. Poiché i forfettari non subiscono ritenuta, il totale fatturato e il totale incassato (al netto dell'eventuale ritenuta trattenuta per errore) coincidono. Non ci sono distinzioni da fare. Conta il totale delle fatture emesse.
Pronto a iniziare?