Architetto: conviene aprire la partita IVA o lavorare come dipendente in uno studio? Confronto numerico reale con Inarcassa, bonus edilizi, tasse e netto finale a €30k, €50k, €70k, €90k.
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€52.800 netti vs €34.200 da dipendente: a €70.000 di fatturato, un architetto forfettario porta a casa €18.600 in più ogni anno. A €90.000 il vantaggio sale a €27.500. Come per l'ingegnere, il nodo è Inarcassa: contributo minimo fisso (~€3.000/anno) + 14,5% percentuale + 4% integrativo a carico del cliente. Sotto €35.000 di fatturato, P.IVA e dipendente si equivalgono. Sopra €50.000, il vantaggio forfettario è netto e crescente — e il mercato degli architetti nel 2026 offre molteplici percorsi per arrivarci rapidamente (bonus edilizi, APE, pratiche edilizie, progettazione privata). In questa guida: numeri reali, calcolo Inarcassa, e come costruire il fatturato da libero professionista.
Come per gli ingegneri, tutti gli architetti iscritti all'Albo che esercitano la professione sono obbligatoriamente iscritti a Inarcassa. Non è possibile scegliere l'INPS Gestione Separata. La struttura contributiva ha caratteristiche specifiche da conoscere prima di aprire la partita IVA.
Il contributo minimo Inarcassa si paga sempre
Anche se non fatturi nulla o fatturi pochissimo, il contributo soggettivo minimo annuo di Inarcassa (~€3.000) è dovuto. Nei primi anni di attività con fatturati bassi, questo peso è significativo. Un architetto con €20.000 di fatturato paga il contributo minimo fisso + il contributo integrativo, con un'incidenza percentuale molto alta rispetto al netto.
Gli architetti in regime forfettario gestiscono Inarcassa con le stesse regole degli ingegneri. Il punto critico è capire come i contributi interagiscono con il calcolo dell'imposta sostitutiva.
Come compilare la fattura da architetto forfettario
Onorario progettazione: €5.000 | Contributo integrativo Inarcassa 4%: €200 | Totale fattura: €5.200 | Nessuna IVA | Nessuna ritenuta d'acconto. Il cliente paga €5.200. I €200 di integrativo vengono versati a Inarcassa. Il reddito dell'architetto è €5.000.
L'architetto usa codici ATECO specifici per la professione. Il coefficiente di redditività è quello delle professioni intellettuali.
Calcolo rapido: fatturato €50.000
Reddito imponibile = €50.000 × 78% = €39.000 | Contributo sogg. Inarcassa ≈ €3.000 fisso + 14,5% sull'eccedenza = circa €7.545 totale | Base imponibile fiscale = €39.000 − €7.545 = €31.455 | Imposta 15% = €4.718 | Totale oneri ≈ €12.263 (senza integrativo che paga il cliente) | Netto ≈ €37.737
Il Superbonus, il Bonus Ristrutturazione, l'Ecobonus e il Sismabonus hanno generato una domanda straordinaria di progettisti. Molti architetti hanno quintuplicato il fatturato tra il 2021 e il 2024. Anche con i ridimensionamenti normativi del 2024-2025, il mercato della riqualificazione rimane vivo.
Architetto + bonus edilizi: come scalare rapidamente il fatturato
Un architetto che gestisce 8-10 cantieri Bonus Ristrutturazione/anno a €3.000 di media fattura già €24.000-30.000 solo da questa tipologia. Aggiungendo APE (€300 × 20 pratiche = €6.000), CILA/SCIA (€800 × 10 = €8.000) e una progettazione importante, si arriva facilmente a €50.000-70.000 di fatturato annuo.
Quattro scenari reali per un architetto. Per il dipendente usiamo le RAL tipiche degli studi di architettura e delle aziende del settore costruzioni. I calcoli P.IVA includono Inarcassa (contributo minimo ~€3.000 + 14,5% percentuale) e imposta sostitutiva al 15%.
Break-even più alto rispetto ad altre professioni
Il contributo minimo Inarcassa (~€3.000/anno) rende il break-even tra P.IVA e dipendente più alto rispetto a professioni con Gestione Separata. Sotto €30.000 di fatturato, la convenienza della P.IVA è limitata. Sopra €50.000 il vantaggio diventa molto significativo — e cresce rapidamente con il fatturato grazie all'aliquota forfettaria fissa al 15%.
Lavorare come architetto dipendente è possibile in diverse realtà. La scelta dipende molto dal tipo di ambiente professionale in cui si vuole crescere.
Architetto dipendente e firma professionale
Un architetto dipendente in uno studio firma i progetti per conto dello studio (o dello studio associato). Se vuoi fare pratiche in proprio — anche solo APE o CILA per un conoscente — hai bisogno di partita IVA e Inarcassa attiva. Molti architetti dipendenti aprono la P.IVA proprio per questo, anche con fatturati minimi.
Molti architetti dipendenti in studi o aziende aprono la P.IVA per gestire pratiche private nel weekend o fuori orario. È legale se non ci sono clausole di esclusiva nel contratto.
Caso pratico: Marta, architetta ibrida
Marta lavora in uno studio con RAL €28.000 (netto ≈ €21.600). Ha P.IVA forfettaria per pratiche private nel weekend: €15.000/anno di fatturato, netto P.IVA ≈ €8.800 (dopo Inarcassa minimo e tasse). Totale netto annuo: ≈ €30.400 contro €21.600 da sola dipendente. Il modello ibrido le porta +€8.800/anno, con il minimo Inarcassa già coperto.
La P.IVA è la scelta giusta in questi scenari.
5% per i primi 5 anni: massimizza il vantaggio nei primi anni
Un architetto che apre la P.IVA per la prima volta con €50.000 di fatturato paga tasse al 5% invece del 15%: circa €1.573 invece di €4.718. Un risparmio di oltre €3.100/anno per cinque anni. Nei primi anni di libera professione, l'aliquota ridotta compensa parzialmente il peso del contributo minimo Inarcassa.
L'architetto libero professionista con buona clientela ha uno dei vantaggi economici più alti rispetto al dipendente: a €70.000 di fatturato porta a casa quasi €19.000 in più rispetto a un collega con RAL equivalente. Il nodo è il contributo minimo Inarcassa: rende la P.IVA meno conveniente sotto €35.000 di fatturato. Superata questa soglia, il regime forfettario con il 15% fisso (e il 5% nei primi 5 anni) fa la differenza.
Inarcassa e forfettario: calcola il tuo netto preciso
Il calcolo con Inarcassa è più complesso rispetto ad altre professioni: contributo minimo fisso, percentuale sull'eccedenza e integrativo interagiscono. Con OpenIVA puoi parlare con un consulente che calcola il netto esatto sulla base del tuo fatturato stimato — gratis e senza impegno.
Sì, se è iscritto all'Albo degli Architetti e svolge attività professionale. L'iscrizione a Inarcassa è obbligatoria per legge — non è possibile scegliere l'INPS Gestione Separata. Il regime forfettario non cambia la cassa previdenziale di riferimento, cambia solo il modo di calcolare il reddito imponibile su cui si applicano i contributi percentuali.
Il contributo integrativo del 4% si calcola sull'intero volume d'affari (fatturato lordo) e va addebitato obbligatoriamente al cliente in fattura come voce separata. In pratica: onorario €5.000 + contributo integrativo €200 = totale fattura €5.200 (senza IVA in regime forfettario). I €200 vengono versati a Inarcassa — non sono reddito dell'architetto. Questo contributo è deducibile dal reddito imponibile per il calcolo dei contributi soggettivi.
Con €50.000 di fatturato e regime forfettario, il netto stimato è circa €37.700 dopo contributi Inarcassa e imposta sostitutiva al 15%. Con €70.000 di fatturato, il netto sale a circa €52.800. Il confronto con il dipendente è netto: un architetto dipendente con RAL €50.000 porta a casa circa €34.200 (IRPEF progressiva). La differenza a favore della P.IVA è di €10.000-19.000/anno a seconda del fatturato.
Sì, se non ci sono clausole di esclusiva nel contratto di lavoro. Molti architetti dipendenti aprono la P.IVA per gestire pratiche private (APE, CILA, progettazioni per privati) fuori dall'orario lavorativo. Il limite del regime forfettario è che i redditi da lavoro dipendente dell'anno precedente non devono superare €35.000 lordi. Se sei dipendente PA (ufficio tecnico comunale), valgono le incompatibilità del pubblico impiego.
Sì. Il mercato della riqualificazione energetica, del Bonus Ristrutturazione al 50% e delle pratiche edilizie private non dipende solo dal Superbonus. Le pratiche CILA, SCIA, permessi di costruire, APE e la progettazione architettonica privata rappresentano un flusso di lavoro continuo. I bonus edilizi hanno accelerato il mercato, ma la domanda di progettisti qualificati per il patrimonio edilizio italiano è strutturale e duratura.
Superando €85.000 si esce dal regime forfettario a partire dall'anno successivo (o immediatamente se si supera €100.000). In regime ordinario si torna all'IRPEF progressiva con aliquote fino al 43%, ma si possono dedurre analiticamente tutte le spese professionali (software BIM, abbonamenti, formazione, affitto studio, collaboratori). Per architetti con fatturati elevati e spese significative, il regime ordinario può essere ancora conveniente. Oltre una certa soglia, si valuta la struttura societaria (STP o SRL).
No. In regime forfettario sei esente dalla ritenuta d'acconto. In ogni fattura indica: 'Non soggetto a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, c. 67, L. 190/2014'. I clienti privati pagano il totale senza trattenere nulla. Le imprese o le PA potrebbero applicare la ritenuta per abitudine — in quel caso fai presente la tua esenzione. Se ti viene applicata ugualmente, recuperi il credito nella dichiarazione dei redditi.
Passo per passo: imponibile = €50.000 × 78% = €39.000. Contributo soggettivo Inarcassa: minimo fisso ~€3.000 + 14,5% sull'eccedente (€39.000 − soglia minimale ≈ €17.000) = €3.000 + €2.465 = ~€5.465. In totale circa €5.465-7.500 (dipende dall'anno di aggiornamento soglie Inarcassa). Contributo integrativo 4% = €2.000 (addebitato al cliente). Base imponibile fiscale = €39.000 − €7.500 = €31.500. Imposta 15% = €4.725. Totale oneri = €7.500 + €4.725 = €12.225. Netto ≈ €37.775. Con 5%: imposta €1.575, netto ≈ €40.925.
Sì, se esercita la professione — anche parzialmente o in parallelo a un contratto dipendente. L'iscrizione a Inarcassa è automatica per gli iscritti all'Albo che dichiarano redditi professionali o aprono la P.IVA. Non è possibile optare per l'INPS Gestione Separata. Il contributo minimo (~€3.000) è dovuto indipendentemente dal fatturato. Chi è iscritto all'Albo ma non esercita e non ha P.IVA può chiedere la non iscrizione a Inarcassa — ma perde la copertura previdenziale.
Sì. L'interior design professionale rientra nelle attività dell'architetto (ATECO 71.11.00). Se l'attività di design diventa prevalente o si orienta più verso il prodotto/moda, potresti valutare anche il codice 74.10.10 (design di moda e prodotto). In pratica, la maggior parte degli architetti che fanno interior design mantiene il 71.11.00 e fattura tutto insieme. I ricavi si sommano verso €85.000.
Con limitazioni significative. I dipendenti della pubblica amministrazione (uffici tecnici comunali, regionali, statali) sono soggetti al regime di incompatibilità del D.Lgs. 165/2001. Non possono svolgere attività professionale privata in modo continuativo e remunerato senza autorizzazione. Il part-time al 50% e la successiva richiesta di autorizzazione è la via percorribile. Chi è a tempo pieno nella PA e fa pratiche private occasionalmente per conoscenti è già in zona grigia: oltre una certa frequenza rischia contestazioni disciplinari.
Sì, è una delle attività più remunerative per un architetto forfettario. La direzione lavori (cantieri privati, ristrutturazioni, nuove costruzioni) rientra nell'ATECO 71.11.00, con parcelle che vanno dall'1,5% al 3% del valore dell'opera. Su un cantiere da €200.000, la parcella DL può essere €3.000-6.000. Quattro-cinque cantieri all'anno portano facilmente a €15.000-30.000 di fatturato solo dalla DL, sommabile ad APE, CILA e progettazioni.
Va indicato come voce separata in fattura: 'Onorario: €X | Contributo integrativo Inarcassa 4%: €Y | Totale: €X+Y'. Non c'è IVA (regime forfettario). Il 4% si calcola sull'imponibile (l'onorario, non sull'imponibile fiscale). Esempio: onorario €3.000 → integrativo €120 → totale fattura €3.120. I €120 incassati dal cliente vengono versati a Inarcassa nella dichiarazione annuale dei redditi. Non sono reddito tuo — vanno in un conto separato e non entrano nel calcolo del limite di €85.000.
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Codice ATECO, coefficiente di redditività, contributi previdenziali e tutti gli step per aprire la Partita IVA come architetto.
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