Guida completa su come aprire la partita IVA forfettaria mantenendo il lavoro dipendente nel 2026: limiti di reddito, incompatibilità, come evitare la monocommittenza e vantaggi fiscali.
Sì, è possibile avere contemporaneamente un lavoro dipendente e una partita IVA in regime forfettario. Milioni di italiani lo fanno: il dipendente part-time che fa consulenze nel weekend, l'insegnante che dà ripetizioni, il programmatore che ha clienti propri. Ma ci sono condizioni precise da rispettare — e alcune insidie da evitare.
Sì, con una condizione fondamentale: il reddito da lavoro dipendente (o assimilato) percepito nell'anno precedente non deve aver superato €35.000 lordi. Se superi questa soglia, non puoi accedere al regime forfettario — indipendentemente da quando è cessato il rapporto di lavoro.
La soglia è €35.000 lordi dell'anno PRECEDENTE
Il controllo si fa sull'anno precedente a quello di applicazione del regime. Se nel 2025 hai guadagnato €28.000 come dipendente, nel 2026 puoi aprire la partita IVA forfettaria. Se nel 2025 hai guadagnato €32.000, nel 2026 non puoi accedere al forfettario — anche se hai cambiato lavoro o lo hai perso.
Il vantaggio di avere sia un lavoro dipendente che una partita IVA forfettaria è che i due redditi vengono tassati separatamente e con regole diverse — non si sommano per determinare l'aliquota IRPEF.
Esempio pratico: dipendente + libero professionista
Stipendio lordo: €24.000/anno → IRPEF al 23%-27% → netto ~€19.200 Fatturato P.IVA: €20.000/anno × 78% = €15.600 imponibile − contributi INPS ~€4.087 = €11.513 × 5% = €576 di imposta I due redditi vengono dichiarati separatamente. Non si sommano ai fini IRPEF.
| Reddito da dipendente | Reddito da P.IVA forfettaria | |
|---|---|---|
| Tassazione | IRPEF progressiva (23%-43%) | Imposta sostitutiva 5% o 15% |
| Detrazioni | Detrazioni da lavoro dipendente | Nessuna detrazione |
| Addizionali | Addizionali regionali e comunali | Non dovute |
| IRAP | A carico del datore | Non dovuta |
| Dichiarazione | CU del datore + 730/Redditi | Quadro LM del Modello Redditi PF |
Il pericolo più grande per chi ha sia un lavoro dipendente che una partita IVA è la monocommittenza: se fatturi prevalentemente (>70-80%) al tuo stesso datore di lavoro o ex datore di lavoro, l'Agenzia delle Entrate e l'INPS possono riqualificare il rapporto.
Ex datore di lavoro come cliente
Attenzione particolare se vuoi aprire la P.IVA e fatturare al tuo ex datore di lavoro entro 2 anni dalla cessazione del rapporto: questa situazione è espressamente esclusa dal regime forfettario se il reddito da quella fonte supera il 50% del fatturato totale. Puoi farlo, ma esci dal forfettario per quell'anno.
Per alcune categorie di lavoratori dipendenti, il cumulo con la partita IVA è vietato o soggetto ad autorizzazione, indipendentemente dalla soglia fiscale.
Per i dipendenti privati
I dipendenti del settore privato non hanno un divieto legale generale di aprire la partita IVA. L'unico vincolo è contrattuale: verifica il tuo CCNL e il contratto individuale per clausole di esclusiva. In assenza di clausole specifiche, sei libero di aprirla.
Con il lavoro dipendente versi già i contributi INPS tramite il datore. Con la partita IVA forfettaria devi versare i contributi anche sulla P.IVA. Non esiste esonero automatico.
Aliquota ridotta al 24%
Se sei già iscritto a un'altra gestione previdenziale obbligatoria come lavoratore dipendente (INPS ordinario, Inpdap, casse professionali), la tua aliquota INPS Gestione Separata sulla P.IVA scende al 24% invece del 26,23%. Comunicalo all'INPS al momento dell'iscrizione alla Gestione Separata.
Sì. Il tuo reddito da lavoro dipendente è sotto la soglia di €35.000 lordi e non ci sono preclusioni fiscali. Verifica però: (1) che il tuo contratto non contenga clausole di esclusiva o di non concorrenza; (2) se sei pubblico dipendente, che il tuo ente autorizzi l'attività. Se entrambe le condizioni sono soddisfatte, puoi aprire la P.IVA forfettaria e gestire le due attività in parallelo.
Il riferimento è il reddito da lavoro dipendente (o assimilato) effettivamente percepito nell'anno precedente, come risulta dalla Certificazione Unica (CU) del datore di lavoro. Include stipendio, tredicesima, quattordicesima, premi, straordinari, benefit e indennità imponibili. Esclusi: rimborsi spese non imponibili, TFR. Se il tuo reddito oscilla intorno ai €35.000, calcola il totale esatto dalla CU di ogni anno.
Se nell'anno corrente (non nell'anno precedente) il tuo reddito da lavoro dipendente non superiore a €35.000, NON perdi il regime forfettario per quell'anno — la verifica si fa sempre sull'anno precedente. Perderesti il regime dall'anno successivo, quando la soglia dell'anno corrente diventerebbe il parametro di riferimento. Pianifica per tempo il cambio di regime.
Sì, tecnicamente possibile. Ma attenzione: la vendita di prodotti (e-commerce) ha un coefficiente di redditività molto basso nel regime forfettario (40% per il commercio), il che significa che paghi le tasse su più della metà del fatturato effettivo già dedotti i costi. Se i tuoi margini reali sono inferiori al 60%, il regime forfettario potrebbe non essere conveniente per un'attività di e-commerce. Valuta con un commercialista.
Sì, assolutamente. La perdita del lavoro dipendente non impatta sul tuo diritto di mantenere la partita IVA forfettaria. Anzi, se il tuo reddito da dipendente nell'anno di cessazione era già sopra €35.000, l'eccezione della cessazione del rapporto ti permette comunque di mantenere il forfettario per quell'anno. Dal punto di vista INPS, potresti anche avere diritto alla NASpI — che è compatibile con la partita IVA forfettaria fino a certi limiti (vedi guida specifica).
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